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CODICI ATECO

Ateco 2007 – Classificazione attività economiche (Edizione vigente)

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SICUREZZA SUL LAVORO - LAVORI IN AMBIENTI CONFINATI

Il D.P.R. 14 settembre 2011 n° 177 stabilisce ulteriori obblighi, rispetto a quanto già stabilito dal D. Lgs. 81/2008 (testo unico in materia di sicurezza),  per le imprese e per i lavoratori autonomi che operano in ambienti di lavoro confinati o sospetti di inquinamento (quali pozzi neri, cisterne, fogne, camini, gallerie, ecc. dove è possibile la presenza di sostanze tossiche, asfissianti, infiammabili o esplosive).

Le principali misure previste dal D.P.R. 177/2011, che si applicano alle imprese e ai lavoratori autonomi (comprese le imprese familiari) per operare all’interno di ambienti confinati, sono:

  • applicazione di tutte le norme in materia di sicurezza, fra cui: sottoporre i lavoratori addetti a visite di controllo mediche periodiche (c.d. sorveglianza sanitaria); redazione del D.V.R. – documento di valutazione rischi con specifico riferimento alle attività che si svolgono negli ambienti confinati;
  • integrale rispetto degli obblighi contributivi dei lavoratori e del contratto collettivo di lavoro;
  • disporre di personale “esperto” (almeno 30% della forza lavoro che opera all’interno di ambienti confinati), con esperienza di almeno 3 anni nello svolgimento di queste attività;
  • effettuare specifica informazione e formazione (da aggiornarsi periodicamente), del personale e del titolare dell’impresa che operano all’interno di ambienti confinati, sui rischi connessi a tale attività, sulle misure di emergenza e le procedure di sicurezza da adottare (dovrà essere emanato un apposito provvedimento su durata e contenuto dei corsi di formazione);
  • dotare il personale addetto di dispositivi di protezione individuale – D.P.I. (ad es. maschere protettive, imbracature di sicurezza, ecc), di strumentazione e attrezzature di lavoro idonei a prevenire situazioni di rischio (come ad es. rilevatori di gas);
  • addestrare gli addetti, compreso il titolare dell’impresa, al corretto utilizzo dei D.P.I., alle procedure di sicurezza e alla gestione delle emergenze.

E’ consentito il subappalto di queste attività solo se espressamente autorizzato dal committente del lavoro, e solo ad imprese che rispettano tutti i requisiti sopra elencati.

Vi ricordiamo che l’ISPELS (Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro) ha pubblicato “Linee Guida per rischi specifici nell’accesso a silos, vasche e fosse biologiche, collettori fognari, depuratori e serbatoi utilizzati per lo stoccaggio e il trasporto di sostanze pericolose”.

Tali linee guida sono molto utili per impostare correttamente le vostre attività e per la compilazione del D.V.R. (documento valutazione rischi) con specifico riferimento ad attività di manutenzione – riparazione – controllo – ispezione, che si svolgono negli ambienti confinati, in cui sono presenti o si possono sviluppare sostanze tossiche, asfissianti, infiammabili o esplosive.

La Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro, inoltre, ha emanato in attuazione del DPR n° 177/2011, il “Manuale illustrato per lavori in ambienti sospetti di inquinamento o confinati”.

Il Manuale nasce dall’esigenza di evitare situazioni di pericolo per quanti operano in ambienti confinati o sospetti di inquinamento (quali silos, cisterne, pozzi neri, fogne, camini, gallerie, ecc. dove è possibile la presenza di sostanze tossiche, asfissianti, infiammabili o esplosive).

Questo manuale pratico, è un valido documento di supporto per le vostre imprese, in quanto fornisce soluzioni tecniche, organizzative e procedurali per operare in sicurezza ed evitare situazioni di rischio per i vostri addetti che operano all’interno degli ambienti confinati.

Può, inoltre, esservi molto utile per compilare il D.V.R. – Documento di Valutazione dei Rischi con specifico riferimento alle attività di manutenzione – bonifica –  controllo – ispezione, che svolgete in tali ambienti in cui sono presenti, o possono svilupparsi, sostanze tossiche, asfissianti, infiammabili o esplosive.

IVA

A seguito delle numerose richieste da parte degli associati e alla luce delle modifiche

introdotte con D. Lgs. 205/2010 in materia ambientale (di modifica al D. Lgs. n° 152/2006 “Testo Unico in materia ambientale) riassumiamo i diversi casi di applicazione sull’IVA relativi alle attività svolte dalle vostre imprese.

Il D.P.R. 633/1972, tabella A, parte III, punto 127 sexiesdecies prevede l’applicazione dell’IVA agevolata al 10% alle:

prestazioni di gestione, stoccaggio e deposito temporaneo, previste dall’articolo 6, comma 1, lettere d), l) e m), del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 (ora art. 183 comma 1, lettere <n>, <aa>, <bb> del D. Lgs. 152/2006 e s.m.i.), di rifiuti urbani di cui all’articolo 7, comma 2, e di rifiuti speciali di cui all’articolo 7, comma 3, lettera g), del medesimo decreto (rispettivamente ora art. 184 comma 2 e comma 3 lett. <g> del D. Lgs. 152/2006), nonché prestazioni di gestione di impianti di fognatura e depurazione”.

Per gestione di rifiuti si intende “la raccolta, il trasporto, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti, …”  (ex art. 6 comma 1 lett. <d> del D. Lgs. n° 22/1997 ora art. 183 comma 1 lett. <n> del D. Lgs. n° 152/2006).

Da cui risulta che:

  1. applicazione dell’IVA al 10% per le attività di gestione (raccolta, trasporto, intermediazione, stoccaggio, trattamento, ecc.) di rifiuti urbani e di rifiuti derivanti da trattamento rifiuti, da depurazione acque reflue e da abbattimento fumi (sostanzialmente i rifiuti corrispondenti ai CER del capitolo 19.00.00 e del capitolo 20.00.00);
  2. applicazione dell’IVA al 10% per attività mista di disotturazione, pulizia e trasporto di liquami di risulta corrispondenti ai CER dei capitoli 20.00.00 (rifiuti urbani ed assimilati agli urbani) e 19.00.00 (rifiuti derivanti da attività di trattamento rifiuti, da depurazione acque reflue e da abbattimento fumi); in considerazione del fatto che l’importanza prevalente dell’intervento è quella di raccogliere per trasportare a smaltimento e/o trattamento rifiuti depositati in condotte, scarichi, vasche, fosse, ecc.;
  3. applicazione dell’IVA al 22% per attività consistenti nella sola disostruzione di condotte e scarichi, senza modifiche strutturali e soprattutto senza trasporto di rifiuti, perché viene a mancare la “gestione dei rifiuti” di cui al punto 1.

In fattura è bene riportare il motivo per cui si applica l’IVA al 10%, che è: “D.P.R. 26 ottobre 1972 n. 633, tabella A, parte III, punto n. 127-sexiesdecies”; la fattura deve riportare una o più attività di gestione rifiuti (specificate dall’art. 183 comma 1, lettere <n>, <aa>, <bb> del D. Lgs. 152/2006 e s.m.i.).


Risoluzioni Agenzia Entrate


ARTICOLO ANNO 2004

Più volte è stato rivolto il quesito se gli interventi per raccolta e trasporto di fanghi e liquami da spurgo pozzi neri debbano essere assoggettati all’aliquota IVA del 20% o del 10%.

Su un numero de “il Sole 24 ore” del 1999, nella rubrica “l’Esperto risponde“, si sosteneva la possibilità di applicare l’aliquota del 10% in quanto l’attività in questione poteva essere configurata come attività di manutenzione, per esempio simile alla pulizia di canne fumarie delle caldaie delle civili abitazioni. In quell’occasione tuttavia la risposta dell’Esperto non era esauriente per gli operatori, date le molteplici interpretazioni dei loro interventi presso pubblici e privati.

Sempre sul giornale “il Sole 24 ore“, nella solita rubrica “l’Esperto risponde“, del 10 marzo 2003, invece viene data una risposta precisa, e coincidente con le risposte da noi date ai quesiti pervenuti negli ultimi due anni, basata sul DPR 633/1972 modificato ed aggiornato. Infatti l’articolo 31, con il comma 30, della Legge 448 del 23.12. 1998 (finanziaria 98), introduce modifiche al DPR 633/1972 relativo all’applicazione delle aliquote IVA.

Pertanto, se ci si procura un Manuale dell’IVA aggiornato, che contenga il DPR 633/1972 con le successive modifiche ed integrazioni sino ai nostri giorni, nell’ultima parte – in Appendicetabella Aparte terza – caso sedicesimo del punto 127, si ritrova esattamente quanto riportato su “il Sole 24 ore” del 10 marzo scorso, con riferimento chiaro al D. Lgs. 22 febbraio 1997 (Decreto Ronchi), all’attività di raccolta e trasporto di spurgo pozzi neri, alla raccolta di rifiuti speciali ed a quella di rifiuti urbani. Se si consulta il D.Lgs. 22 febbraio 1997 (Decreto Ronchi), all’articolo 6 – lettera d) si trova la definizione della parola “gestione” = ” la raccolta, il trasporto, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti, compreso il controllo di queste operazioni nonche’ il controllo delle discariche e degli impianti di smaltimento dopo la chiusura“.

I Commercialisti più prudenti fanno applicare l’aliquota del 20% sull’attività in questione per non esporre, si ritiene, i loro Clienti a contestazioni dei funzionari del fisco in sede di verifiche; quindi fanno seguire il percorso più scontato per il fisco, ma tolgono a talune Imprese ed ai loro Clienti il rilevante vantaggio di imposta limitata al 10% consentita dalle norme in vigore.

Le interpretazioni coincidenti dell’Esperto de “il Sole 24 ore” e nostra, trovano conferma anche in una risposta data dall’Agenzia delle Entrate della Regione Lombardia, a specifica domanda.

Aldo Coccolo

SENTENZE

QUALIFICAZIONE SOA – negli appalti misti non sempre è indispensabile la qualificazione SOA

Il Consiglio di Stato con Sentenza n° 2765 del 30 maggio 2007 ha confermato la precedente pronuncia del TAR, che aveva correttamente interpretato l’art. 2 comma 1 della L. 109/1994 e l’art. 3 comma 3 del D. Lgs. 157/1995 in tema di appalti misti di lavori e servizi.

Il Consiglio di Stato, respingendo il ricorso, ha concluso che:

Punto 7.1 “(Omissis) negli appalti misti di servizi, la qualificazione in base all’attestazione SOA, richiesta ai sensi dell’art. 8, co. 11 septies, l. n. 109/1994, rappresenta un elemento di rigidità del sistema in quanto isola la componente lavori rispetto alle altre prestazioni limitando la concorrenza a vantaggio delle imprese che possiedono l’attestazione; (omissis) – che l’interesse dell’amministrazione comporti la verifica della qualificazione sulla scorta delle capacità dell’appaltatore di gestire i servizi nel loro insieme e non dell’esperienza maturata nei lavori (omissis)”.

Punto 8 “(Omissis). Secondo il comma 3 dell’art. 14 del D.Lgs. n. 163/2006, l’oggetto principale del contratto è costituito dai lavori … “se l’importo dei lavori assume rilievo superiore al cinquanta per cento, salvo che, secondo le caratteristiche specifiche dell’appalto, i lavori abbiano carattere meramente accessorio rispetto ai servizi o alle forniture, che costituiscano l’oggetto principale del contratto”. Sia pure proseguendo nell’applicare il criterio aritmetico alla prevalenza del rilievo economico dei lavori nelle attività oggetto della gara, il Codice dei contratti ha tuttavia recepito il criterio “sostanzialistico” della prestazione, proprio del diritto comunitario, (omissis) nel successivo comma 4 dell’art. 14 (omissis). A ben vedere, la disposizione ivi contenuta, disponendo che … “ l’affidamento di un contratto misto … non deve avere come conseguenza di limitare o escludere l’applicazione delle pertinenti norme comunitarie relative all’aggiudicazione di lavori, servizi o forniture, anche se non costituiscono l’oggetto principale del contratto, ovvero di limitare o distorcere la concorrenza”, finisce per ribaltare il criterio aritmetico della prevalenza del rilievo economico dei lavori nell’individuazione dell’oggetto del contratto, affermato nel primo inciso del comma precedente. La prevalenza, sul maggiore importo dei lavori rispetto ai servizi, della funzione obiettiva del contratto in relazione alle finalità dell’amministrazione che ha indetto la gara, comporta inevitabilmente la svalutazione della rilevanza economica delle prestazioni la cui rigidità, nell’individuazione dell’affidatario, recede nei confronti della considerazione dell’attività che egli è chiamato a svolgere e della sua idoneità ad adempiere agli obblighi convenzionalmente assunti”.

Punto 9.1 “(Omissis) l’obbligo di qualificazione cade quando dall’esame del carattere prevalente o accessorio delle varie prestazioni si possa ragionevolmente desumere che la garanzia delle attestazioni SOA non rappresenta una condizione indispensabile ai fini del corretto svolgimento del servizio, (omissis). Sulla scia delle tradizionali direttive e della consolidata giurisprudenza comunitaria, il Codice dei contratti ha demandato la qualificazione dei fornitori e prestatori di servizi ad un elenco delle diverse referenze che l’amministrazione aggiudicatrice può scegliere di richiedere per ottenere la dimostrazione dei requisiti minimi di capacità tecnica e professionale da parte degli operatori economici (art. 42), così definitivamente abdicando alla rigidità del sistema di qualificazione degli esecutori di lavori pubblici, articolato in rapporto alle tipologie e all’importo dei lavori stessi, attuato dagli organismi di diritto privato di attestazione autorizzati secondo categorie di opere generali e specializzate (art. 40). Negli appalti misti, la scelta fra l’uno o l’altro dei sistemi di qualificazione è pertanto condizionata dal nucleo principale delle attività dell’appalto, la cui esecuzione deve essere sorretta da adeguate garanzie di affidabilità. (Omissis) l’aggiudicatario deve dimostrare il possesso non tanto dall’esperienza nello svolgimento di lavori quanto l’esperienza nel gestire complessivamente i servizi (omissis)”.


CCNL DI SETTORE – bandi di gara

La Sentenza del Consiglio di Stato, sez. V del 20.12.2011 n° 6674 afferma che l’impresa partecipante a gare pubbliche deve rispettare il CCNL di settore applicato.
La Pubblica Amministrazione, in sede di valutazione delle offerte presentate sulla base del criterio del “prezzo più basso”, non può ammettere offerte che non rispettano il costo del lavoro (trattamento minimo salariale) previsto dal CCNL di settore richiesto dal bando di gara.


AVVALIMENTO – bandi di gara

La Sentenza TAR Lazio, sez. II – ter del 22.12.2011 n° 10080 esclude la possibilità di ricorrere, nelle gare pubbliche, all’avvalimento per dimostrare il possesso dei requisiti necessari per l’iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali.
L’avvalimento (ex art. 49 del D. Lgs. 163/2006 e s.m. – Codice dei contratti pubblici) consiste nella possibilità da parte di un’impresa, che partecipa ad una gara pubblica, di dimostrare il possesso di determinati requisiti (economico-finanziari o tecnico-organizzativi), avvalendosi dei requisiti di un’altra impresa.
L’impresa che “presta” i propri requisiti rimane estranea sia alla gara pubblica sia al successivo contratto, e si limita solo a mettere a disposizione i propri requisiti (tecnici e/o economici) per tutta la durata dell’appalto alla ditta a cui viene affidato il servizio.
La sentenza sopra richiamata prevede che l’impresa, che partecipa a una gara pubblica per cui sono necessari determinati requisiti di iscrizione all’Albo Gestori Ambientali, deve essere personalmente in possesso di tali requisiti di iscrizione e non può fare ricorso all’avvalimento per essi (non può quindi essa stessa avvalersi dei requisiti di altra impresa iscritta all’Albo Gestori Ambientali).
Come spiega la sentenza, infatti, l’iscrizione all’Albo Gestori Ambientali “oltre ad essere previsto obbligatoriamente dalla normativa nazionale (art. 212 del d. Lgs. 152/06) … presuppone comunque una specifica organizzazione aziendale, necessaria per il corretto espletamento di attività dedicate e/o pericolose e caratterizzate dall’impiego di attrezzature particolari e di competenze specifiche. Ciò concretizza una soggettività dell’iscrizione che non è equiparabile ad un requisito da poter prestare se disgiunto dall’organizzazione che l’ha conseguita”.


ZTL – circolazione veicoli per pulizia scarichi e impianti fognari nelle ZTL urbane.

La Sentenza del Giudice di Pace di Roma – V Sezione Civile n° 12061/15 del 02.04.2015 ha accolto i ricorsi, sostenuti da ASPI, per l’annullamento di verbali notificati ad alcune imprese per accesso nelle ZTL con veicoli sprovvisti di specifico permesso.
La sentenza si basa sui fatti:
– che la società ricorrente svolge, tra le altre, attività di pronto intervento per fognature e spurghi;
– che la società ricorrente nei casi contestati abbia svolto interventi in emergenza;
il Giudice ha accolto le opposizioni nei ricorsi ed ha annullato i verbali con compensazione integrale delle spese di lite.
Ricordiamo che analoghe sentenze vennero emesse dal Giudice di Pace di Milano, per analoghe situazioni e con le medesime motivazioni.
Si è pervenuti a questi positivi risultati avendo chiesto l’intervento di un legale di fiducia e con la collaborazione di una delle imprese nostre associate.
Le imprese interessate ad accesso nelle ZTL per interventi su chiamate di emergenza, anche in mancanza di impegno delle Amministrazioni locali a regolamentare la materia, possono tener conto della sentenza in premessa e di quelle del Giudice di Pace di Milano, nella scelta dei propri comportamenti e per tutele a fronte di eventuali sanzioni amministrative (escluse quelle relative a carchi ed ingombri superiori ai limiti ammessi che potrebbero creare danni alle infrastrutture e comunque nel pieno rispetto del Codice della Strada e delle norme ambientali).
Raccomandiamo alle imprese di munirsi sempre e preventivamente di una richiesta mail o fax del cliente, con data e firma, per interventi di emergenza nelle ZTL.

FOGNATURA - POZZI NERI, VASCHE SETTICHE E IMHOFF

Dimensionamento pozzi neri e vasche settiche.

Pozzi neri, vasche settiche tradizionali e vasche IMHOFF: Criteri per il dimensionamento.

Vedi Delibera Giunta Regionale Emilia Romagna n° 1053 del 09.06.2003, punto 4.7, capo II e IV.


Le estrazioni dei fanghi devono essere effettuate da 1 a 4 volte l’anno.

Vedi deliberazione del Comitato dei Ministri per la tutela delle acque – 04.02.1977

1. GENERALITÀ. Le norme che seguono si applicano ai sistemi di smaltimento di nuova realizzazione; quelli esistenti dovranno adeguarsi ad esse, per quanto possibile, secondo le disposizioni che saranno impartite dalle autorità locali.

I liquami trattati devono essere esclusivamente quelli provenienti dall’interno delle abitazioni, quindi solo liquami domestici, con esclusione di immissione di acque meteoriche.

Lo smaltimento dei liquami provenienti dagli insediamenti civili sul suolo o in sottosuolo, può avvenire in particolare mediante:

A. accumulo e fermentazione (pozzi neri) con estrazione periodica del materiale, suo interrimento o immissione in concimaia, od altro idoneo smaltimento;

B. chiarificazione ed ossidazione: con chiarificazione in vasca settica tradizionale o vasca settica di tipo Imhoff, seguita da ossidazione per dispersione nel terreno mediante sub-irrigazione o per dispersione nel terreno mediante pozzi assorbenti o per percolazione nel terreno mediante sub- irrigazione con drenaggio (per terreni impermeabili)


Regio regolamento per la fognatura delle case

Regolamento della fognatura delle case approvato con deliberazione del 3 aprile 1934 dal prefetto e S.M.

ARTICOLO 1

Sono aboliti nel perimetro della città i pozzi neri ed i pozzi assorbenti di acque di rifiuto di qualsiasi natura dovunque esistano fogne pubbliche in esercizio.

Nelle località ove manchino le fogne pubbliche, ovvero non è possibile, o non può permettersi di usufruire di esse, le materie e le acque immonde delle latrine delle case, dei laboratori, dei magazzini, ecc., degli orinatoi privati, le acque domestiche dei lavandini, dei bagni, ecc., debbono essere scaricate in pozzi neri impermeabili od in bottini mobili.

Il municipio però si riserva la facoltà d’imporre in ogni tempo ai proprietari l’obbligo dello sfogo dei rifiuti liquidi e delle acque immonde in genere delle case nei canali a ciò destinati, secondo le modalità deliberate dal Consiglio Comunale agli effetti del presente regolamento.

Codici ateco

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Fognatura

Pozzi neri, vasche settiche e imhoff

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